Così definito in Francia, dove l’impiego dei rimedi omeopatici è diffuso e quotidiano, questo farmaco omeopatico è preparato dalla “fava di Sant’Ignazio”, un arbusto originario delle Filippine, di cui si utilizzano i semi secchi, ricchissimi in alcaloidi, per la loro azione generale sull’iperemotività e su manifestazioni fisiche spasmodiche (crampi, parestesie, mioclonie) spesso causate da dispiaceri, contrarietà e surmenage nervoso.

Molto indicato per depressioni reattive dopo lutti, ma anche dopo contrattempi positivi, come un cambiamento favorevole al lavoro, o di residenza, oppure quando, dopo essere stati messi alla prova, si ha una grande stanchezza, poca voglia di fare, malinconia e persino poca voglia di parlare, anche in compagnia, per quanto la distrazione in società faccia stare meglio.

Anche alcuni problemi fisici sono sensibili a “Ignatia amara”, che, assunto alla diluizione più adeguata, può dare un grande aiuto o addirittura portare alla scomparsa del disturbo:

– cefalee “come un chiodo nella tempia”, con fastidio per luce, rumori, suoni ed odori
– fame nervosa, che non si calma mangiando, o intolleranze alimentari mutevoli e paradossali – mioclonia palpebrale (palpebra che trema)
– dolori mestruali spasmodici
– amenorrea dovuta a dispiacere
– dolori articolari e muscolari a punti, che si spostano;
– sciatica aggravata a riposo e da coricati
– tachicardia emotiva
– sensazione di mancanza d’aria, difficoltà a respirare.

Ignatia amara si può definire il principale rimedio dell’ansia somatizzata, dell’insonnia dovuta a di- spiacere, delle esplosioni emotive subito trattenute e in generale ha uno spettro d’azione molto ampio.

IGNATIA E LA GELOSIA

Il Grande omeopata greco George Vithoulkas,
nel suo testo “Classical Homeopathy for Anxiety
& Jealousy”, mette in rilievo un aspetto molto particolare di Ignatia amara, la gelosia… periodica, che si manifesta di tanto in tanto, scatenata da un evento anche piccolo che però mette in crisi tutto: il paziente si rende conto di stare mettendo in dif- ficoltà il proprio matrimonio o la propria relazione affettiva, ma non riesce a controllarsi, il suo com- portamento diventa imprevedibile, spesso duro ed ipercritico, e la vita sessuale diventa indifferente e senza più importanza.

Queste intense emozioni si esprimono con
grandi sospiri e in genere, pur esprimendo grandi sofferenze o raccontando al medico i disturbi,
il paziente, o la paziente, non piange (emozioni trattenute). Può però avere una vera crisi isterica perdendo il controllo ed allora il pianto sarà di quelli che scuotono dai singhiozzi.
Nel suo testo Vithoulkas parla della gelosia di Ignatia come di una gelosia illogica, che si mani- festa in persone ipersensibili, colte, cresciute con cultura, educazione raffinata, arte, musica, teatro, in grado di coniugare queste ricchezze interiori con un’efficacia rapida nell’agire: perfezionisti ed esigenti, sono persone capaci nella realtà. Tuttavia, vivendo nella società, questa sensibilità raffinata viene facilmente urtata, ferita, o quanto- meno disturbata, ma il paziente non è predispo- sto a diventare insensibile, ad indurirsi: questa situazione di conflitto tra una natura sensibile ma efficiente nel mondo e la ruvida realtà produce uno stato Ignatia.

Questa persona capace, che non chiede nulla agli altri e se la cava, può somatizzare le emozioni o può far esplodere ogni tanto queste crisi di gelosia periodica tipiche di Ignatia.


Anna Maria Coppo Farmacia San Giuseppe Settimo Torinese (TO) – Rivista Farmauniti